In Italia nel 2025 la produzione di cartone ondulato ha superato gli 8 miliardi di metri quadrati.
Fatturato da 3,5 miliardi di euro, oltre 15.000 occupati, tasso di riciclo superiore al 90% in Europa. Una guida completa al materiale che muove la logistica di mezzo mondo — struttura, tipi, applicazioni, mercato e normativa.
Se c’è un materiale che più di ogni altro definisce il concetto moderno di imballaggio, è il cartone ondulato. Lo troviamo nelle scatole della spesa online, nelle casse della GDO, nelle confezioni dell’industria alimentare, nelle imbottiture per prodotti fragili. È ovunque — e forse proprio per questo viene spesso dato per scontato.
Eppure il cartone ondulato è un materiale tecnico a tutti gli effetti, con proprietà meccaniche precise, una varietà di configurazioni che risponde a esigenze molto diverse, e una filiera produttiva che in Italia vale 3,5 miliardi di euro. Per chi lavora nel B2B degli imballaggi, conoscerlo davvero — non solo venderlo — è la differenza tra essere un fornitore e essere un consulente.
Il mercato italiano nel 2026: i numeri del Convegno GIFCO
I dati 2025 presentati da Fausto Ferretti (presidente GIFCO) al Convegno Annuale di Baveno, maggio 2026:
➡️ +1,6% produzione nazionale 2025, salita oltre 8 miliardi di m²
➡️ +0,7% crescita anche in tonnellate prodotte
➡️ 3,5 mld € fatturato del settore
➡️ 15.000+ occupati tra diretti e indotto
➡️ 2° produttore europeo di cartone ondulato (fonte: GIFCO/FEFCO)
➡️ 55 stabilimenti aderenti GIFCO, ~85 totali nazionali, 266 trasformatori puri
A livello globale il mercato raggiungerà 205 milioni di tonnellate nel 2025 e crescerà a 260 milioni entro il 2030 (+4,92% CAGR).
Cos’è il cartone ondulato: struttura e componenti
La struttura di base
Il medium (o fluting) — la carta ondulata che forma le “onde” interne. Le onde, simili ad archi strutturali, assorbono gli urti, resistono alla compressione verticale e creano uno strato d’aria isolante.
Le copertine (o liner) — i fogli di carta liscia che ricoprono il medium su uno o entrambi i lati. La copertina esterna è ottimizzata per la stampa; quella interna per l’adesione e la resistenza strutturale.
I tipi di onda
▶ Onda B — altezza ~3 mm, 150 onde/m. La più diffusa per scatole di uso generale. Buona resistenza agli urti, buona stampabilità.
▶ Onda C — altezza ~4 mm, 130 onde/m. Maggiore resistenza alla compressione verticale. Per imballaggi che devono reggere all’impilamento.
▶ Onda E — altezza ~1,5 mm, 300 onde/m. Superficie di stampa eccellente. Per packaging consumer con alta qualità grafica: cosmetici, farmaceutici, food premium.
▶ Onda F e G (microonde) — altezze 0,75-0,55 mm. Per packaging piccolo con requisiti di stampa molto alti.
Singola, doppia e tripla onda
▶ Singola onda — una copertina + un medium. Per avvolgimento e protezione, non come struttura portante.
▶ Doppia onda (double wall) — configurazione standard per trasporto industriale. Combinazione BC per massimizzare resistenza agli urti e alla compressione.
▶ Tripla onda (triple wall) — tre medium, quattro copertine. Per carichi pesanti che devono sostituire il legno: macchinari, componenti metallici, export.
Le applicazioni: dove lavora il cartone ondulato
Alimentare e GDO
Casse per frutta e verdura, vassoi per bevande, scatole per prodotti secchi, imballaggi per conserve, cartoni per le uova. Il cartone ondulato è presente in quasi ogni punto della filiera alimentare. La GDO lo usa anche come espositore: il Shelf Ready Packaging (SRP) porta il prodotto direttamente sullo scaffale senza rimballo nel punto vendita.
E-commerce e logistica
Il cartone ondulato detiene il 50,35% del mercato del packaging e-commerce. È il materiale di riferimento per le spedizioni online per resistenza agli urti, riciclabilità percepita e superficie di stampa per la personalizzazione del brand.
Industria manifatturiera
Componentistica, elettronica, tessile, chimico: ogni settore manifatturiero usa il cartone ondulato per proteggere i propri prodotti. Le specifiche variano enormemente: dalla resistenza ECT alla permeabilità all’umidità, dalla stampabilità al comportamento in celle frigorifere.
Ortofrutta
Un segmento in transizione forzata dalla plastica monouso verso alternative in carta e cartone, a causa dei divieti PPWR 2030 sugli imballaggi in plastica per ortofrutta fresca sotto 1,5 kg. Il passaggio è già in corso per fragole, pomodorini, insalate.
Le proprietà tecniche che contano
BCT (Box Compression Test) — la resistenza alla compressione verticale della scatola finita (Newton o kg-forza). Il parametro più importante per chi impila scatole in magazzino o in trasporto.
ECT (Edge Crush Test) — la resistenza al taglio del bordo del cartone, che determina direttamente il BCT. Si misura in kN/m.
Grammatura — il peso per metro quadro delle carte. Incide su resistenza, peso e costo.
Umidità — il cartone perde resistenza in ambienti umidi. Per celle frigorifere servono carte trattate con resine idrofobizzanti.
Stampabilità — la qualità della copertina esterna determina il livello di stampa. La stampa digitale sta riducendo rapidamente il gap con il cartoncino.
Sostenibilità: il cartone ondulato come materiale circolare
Il tasso di riciclo
I dati FEFCO confermano che il cartone ondulato è il materiale da imballaggio più riciclato in Europa, con tassi superiori al 90%. In Italia il tasso di riciclo degli imballaggi in carta e cartone ha raggiunto il 92,5% — già oltre gli obiettivi europei al 2030. La fibra di cellulosa può essere riciclata fino a 25 volte senza perdita significativa di qualità.
Il contenuto riciclato
La maggior parte del cartone ondulato italiano contiene già tra il 70% e il 100% di fibra riciclata (testliner e semichemical). Il kraftliner vergine è usato solo quando servono prestazioni meccaniche molto alte o superfici di stampa premium.
L’impatto del PPWR sul settore
Al Convegno GIFCO 2026, Eleni Despotou (direttore generale FEFCO) ha evidenziato come il settore sia chiamato a una profonda evoluzione normativa e tecnica. I principali temi:
PFAS. Dal 12 agosto 2026 vietati gli imballaggi food-contact con PFAS sopra soglia. Alcune carte usano ancora trattamenti a base di PFAS: chi non ha verificato e documentato la conformità deve farlo ora.
Fascicolo tecnico e DoC. Chiunque immetta imballaggi con il proprio marchio è il “fabbricante” ai sensi del PPWR e deve redigere la documentazione di conformità.
Etichettatura armonizzata. Specifiche pubblicate dalla Commissione UE entro il 12 agosto 2026. Adeguamento obbligatorio entro il 2028.
Spazio vuoto. Dal 1° gennaio 2030: max 50% di spazio vuoto per e-commerce e trasporto. Una sfida per chi produce scatole standard sovradimensionate.
Le sfide del settore nel 2026
Costi energetici. Il cartone ondulato è energivoro nella produzione. I costi dell’energia per i produttori italiani restano circa il doppio rispetto al pre-crisi, incidendo direttamente sui prezzi delle materie prime.
Competizione internazionale. La pressione da produttori dell’Europa dell’Est è costante. Ferretti ha evidenziato margini di miglioramento sull’efficienza dei materiali.
Evoluzione tecnologica. Stampa digitale diretta su ondulato, sistemi on-demand box making, AI per l’ottimizzazione dei formati (-12% consumo cartone nei centri distribuzione). Il materiale cambia, la tecnologia avanza.
Opportunità per chi distribuisce nel B2B
Per un distributore di imballaggi in cartone ondulato, il 2026 offre opportunità concrete in tre direzioni:
E-commerce — cresce a +5,85% all’anno, richiede formati specifici (mailer box, scatole ottimizzate, buste postali) e clienti attenti all’unboxing.
Ortofrutta — in transizione dalla plastica monouso verso carta e cartone per i divieti PPWR 2030. Un mercato che si aprirà con volumi significativi.
Consulenza normativa — PPWR, PFAS, etichettatura: chi risponde a queste domande con competenza diventa un interlocutore strategico, non solo un fornitore di scatole.
Il cartone ondulato è il materiale che più di ogni altro sostiene la logistica del Paese. Otto miliardi di metri quadrati prodotti ogni anno in Italia, un tasso di riciclo che supera il 90% in Europa, applicazioni che vanno dall’e-commerce all’industria pesante.
Per chi lo distribuisce nel B2B, conoscerlo in profondità — struttura, proprietà tecniche, normativa, mercato — è il presupposto per offrire qualcosa di più del prezzo per metro quadro.








