Dal 1° gennaio 2030 il Regolamento UE 2025/40 (PPWR) vieta gli imballaggi in plastica monouso per ortofrutta sotto 1,5 kg, le monoporzioni nella ristorazione, i flaconcini cosmetici negli hotel e i multipack avvolgenti.
Non è una scadenza lontana: mancano meno di quattro anni. E i processi di adeguamento richiedono tempo.
Nelle ultime settimane il tema è tornato prepotentemente sui giornali: dal 2030 alcune delle confezioni più diffuse nei supermercati e nella ristorazione italiana spariscono. Le reti di arance e limoni, i sacchetti di insalata in busta, le bustine di zucchero e le monoporzioni di ketchup al ristorante, i flaconcini di shampoo negli hotel. Tutti vietati, in quanto imballaggi in plastica monouso, dal 1° gennaio 2030.
Ma cosa dice esattamente il Regolamento UE 2025/40? Quali categorie sono coinvolte? Ci sono eccezioni? E soprattutto: cosa devono fare adesso le aziende che producono, distribuiscono o utilizzano questi imballaggi?
Il quadro normativo: cosa prevede il PPWR per il 2030
Non solo il 2030: le scadenze sono multiple
Il Regolamento UE 2025/40 (PPWR) — già in applicazione dal 12 agosto 2026 con i primi obblighi su PFAS, fascicolo tecnico e Dichiarazione di Conformità — prevede un calendario progressivo di scadenze che si estende fino al 2040. Il 2030 è la tappa intermedia più impattante, ma non l’ultima.
Il calendario completo
12 agosto 2026 — Già in vigore: divieto PFAS food-contact, fascicolo tecnico e DoC obbligatori, specifiche etichettatura armonizzata. Bar e ristoranti devono consentire ai consumatori di usare i propri contenitori.
12 febbraio 2028 — Compostabilità obbligatoria per bustine di tè, capsule caffè monodose ed etichette adesive su ortofrutta. Divieto di doppie pareti, falsi fondi e rientranze ornamentali che aumentano il volume percepito.
1° gennaio 2030 — Il grande giro di vite: divieti monouso (vedi sotto), classi di riciclabilità obbligatorie, contenuto riciclato minimo nelle plastiche, spazio vuoto max 50% per e-commerce, obiettivi riutilizzo 10%, stazioni di ricarica nei punti vendita oltre 400 m².
2035 — Riciclabilità ‘su larga scala’ verificata da dati: non basta che un imballaggio sia riciclabile, deve essere dimostrato che viene effettivamente riciclato.
2038 — Vietati gli imballaggi di Classe C (riciclabilità <80%).
2040 — Rafforzamento ulteriore di tutti gli obiettivi su riciclato e riutilizzo.
I divieti specifici dal 1° gennaio 2030
L’Allegato V del PPWR elenca le categorie di imballaggi in plastica monouso vietati dal 2030:
⛔ Imballaggi per ortofrutta fresca sotto 1,5 kg — reti per agrumi, sacchetti insalata, vassoietti fragole, sacchettini pomodorini. Il limite di peso è preciso: la confezione da 1 kg è vietata, la cassetta da 2 kg resta ammessa.
⛔ Imballaggi secondari per raggruppamenti in punto vendita — ‘wrap around’ e multipack in plastica monouso. Es. fardello delle 6 bottiglie d’acqua. Nota: Mineracqua riferisce di interlocuzioni con la DG ENV che potrebbero portare a una revisione di questa misura specifica.
⛔ Imballaggi per alimenti e bevande consumati in loco nel settore HoReCa — piatti e bicchieri di plastica monouso nei ristoranti, bar, mense e strutture ricettive (consumo sul posto; l’asporto è regolato diversamente).
⛔ Monoporzioni di condimenti e prodotti dolciari nella ristorazione — bustine zucchero, monoporzioni ketchup, maionese, panna da caffè, sale, aceto, olio in plastica monouso.
⛔ Flaconcini cosmetici e per l’igiene negli alberghi — shampoo, bagnoschiuma, balsamo e lozioni monouso nelle camere hotel destinati a essere smaltiti prima dell’ospite successivo.
Le deroghe: cosa rimane consentito
La deroga per rischio microbiologico nell’ortofrutta
Il divieto per ortofrutta fresca sotto 1,5 kg non è assoluto. Il Regolamento prevede possibili deroghe nazionali nei casi in cui sia documentato un rischio microbiologico o una perdita significativa di turgore del prodotto. Si tratta però di procedure complesse che non si possono dare per scontate.
Le esenzioni per sicurezza sanitaria
Dispositivi medici (Reg. UE 2017/745), dispositivi medico-diagnostici in vitro, formule per lattanti e alimenti a fini medici speciali: per questi prodotti i requisiti di riciclabilità e le quote di contenuto riciclato non si applicano.
Il confine tra monouso e riutilizzabile
Il divieto riguarda gli imballaggi in plastica monouso. Un contenitore in plastica riutilizzabile — progettato, testato e certificato per più utilizzi — non rientra nella categoria vietata. Il PPWR anzi incentiva il passaggio al riutilizzabile, fissando obiettivi del 10% per varie categorie entro il 2030.
Le classi di riciclabilità: un cambiamento strutturale
Dal 2030 tutti gli imballaggi devono essere riciclabili, classificati in tre fasce:
▶ Classe A (riciclabilità ≥95%): pieno accesso al mercato, contributi EPR ridotti.
▶ Classe B (tra 80% e 95%): accesso al mercato con contributi EPR standard.
▶ Classe C (tra 70% e 80%): accesso al mercato fino al 2038.
▶ Sotto il 70%: vietati dal 2030.
Dal 2038 il divieto si estende alla Classe C. I materiali con filiere consolidate — carta, alluminio, vetro, plastiche monomateriali HDPE/PET/PP — si posizionano naturalmente nelle classi alte. I compositi multimateriale e le plastiche di nicchia senza filiera di riciclo attiva sono a rischio.
Il contenuto riciclato obbligatorio nelle plastiche
Dal 1° gennaio 2030, quote minime di materiale riciclato post-consumo obbligatorie per tutti gli imballaggi in plastica:
▶ 30% per imballaggi food-contact in PET (escluse bottiglie monouso bevande)
▶ 10% per imballaggi food-contact in plastiche diverse dal PET
▶ 30% per bottiglie di plastica monouso per bevande
▶ 35% per tutti gli altri imballaggi in plastica
Nel 2040 queste soglie aumenteranno ulteriormente. Per il 2035: 50% per PET food-contact, 25% per altre plastiche food-contact, 65% per bottiglie monouso bevande.
Le opportunità per chi distribuisce imballaggi B2B
Il mercato si trasforma: spazi per chi si posiziona ora
Ogni imballaggio che esce dal mercato crea spazio per un’alternativa. Chi produce o distribuisce le alternative ha quattro anni per consolidare la propria presenza prima che il cambiamento normativo renda la domanda obbligatoria.
Ortofrutta: reti in fibra naturale (juta, cotone), vaschette in carta o cartone, vassoi in polpa di cellulosa, bioplastica compostabile certificata, sistemi di esposizione sfusa.
HoReCa e take away: piatti, bicchieri e contenitori in carta, cartone accoppiato o bioplastica compostabile UNI EN 13432. Il divieto riguarda solo il consumo in loco.
Hotel e strutture ricettive: dispenser ricaricabili a muro e confezioni in carta o materiali compostabili stanno già sostituendo i flaconcini.
Monoporzioni ristorazione: zucchero in stick di carta, salse in buste di carta o bioplastica, bustine compostabili per caffètterie. Mercati in rapida crescita, ancora poco consolidati.
Cosa fare adesso: le priorità operative
Mappare il portafoglio rispetto ai divieti. Capire quanti prodotti rientrano nelle categorie vietate dal 2030. Il processo di sostituzione richiede spesso 12-24 mesi: iniziare adesso significa avere il tempo di fare scelte ponderate.
Verificare le deroghe applicabili. Non tutti i divieti sono assoluti. Per l’ortofrutta, le deroghe per rischio microbiologico potrebbero applicarsi a prodotti specifici. Verificare caso per caso con il supporto di consulenti normativi.
Valutare le alternative con il metodo TCO. La scelta del materiale alternativo non dovrebbe basarsi solo sul prezzo unitario. Rete in juta vs vassoio in carta vs bioplastica compostabile: ciascuna ha impatti diversi sulla linea, sulla logistica e sui contributi CONAI.
Attenzione al greenwashing nelle alternative. Definire un imballaggio ‘ecologico’ o ‘compostabile’ senza certificazione verificabile è un illecito ai sensi del D.Lgs. n. 30/2026 dal 27 settembre 2026.
Il 1° gennaio 2030 non è lontano. Per chi produce o distribuisce imballaggi in plastica monouso nelle categorie coinvolte, il tempo per agire senza urgenza si misura in mesi, non in anni. La buona notizia è che le alternative esistono già: carta, cartone, bioplastica compostabile, materiali riutilizzabili, sistemi di ricarica.
Chi inizia adesso a mappare il proprio portafoglio, identificare le alternative e posizionarsi sui segmenti in crescita ha un vantaggio enorme rispetto a chi aspetterà l’ultimo anno. Il mercato si trasforma: la domanda di imballaggi sostenibili e conformi non aspetta il 2030 per crescere — sta crescendo adesso.
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